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‘Ndrangheta in Emilia Romagna

Infiltrazioni mafiose: preoccupanti sviluppi dopo le vicende di Brescello.
Indispensabile la massima allerta da parte delle istituzioni a tutela dei cittadini.

rapporto_mafie_nord_555La recente denuncia della parlamentare Maria Elena Spadoni, minacciata a Reggio Emilia da ignoti con la richiesta di non alzare l’attenzione sul nome di Francesco Grande Aracri, boss condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e localmente alla ribalta per le superficiali affermazioni fatte sul suo conto dal Sindaco di Brescello Marcello Coffrini, richiama l’attenzione sulla problematica situazione delle infiltrazioni mafiose, non solo a Brescello ma in tutta la provincia di Reggio Emilia.

Il dossier “Ecomafie 2014” di Legambiente ha evidenziato come, nel corso del 2013, l’Emilia Romagna abbia registrato ben 837 infrazioni accertate, 1.219 denunce e 237 sequestri per reati legati alle Ecomafie. Insieme ad altre regioni del Nord Italia, la nostra regione si conferma quindi come uno dei “palcoscenici” prediletti dalla ‘ndrangheta e dai suoi alleati, come rilevato dalla Dda nella sua Relazione annuale, quando sottolinea che l’Emilia Romagna risulta al secondo posto in Italia per numero di “segnalazioni di matrice ‘ndranghetista” (ben 50), tallonando da vicino la capofila Lombardia, che registra 55 segnalazioni.

Non solo a Brescello ma in tutta la Provincia, la situazione necessita quindi non solo di una presa di posizione chiara e trasparente da parte delle amministrazioni e delle organizzazioni politiche, ma anche di provvedimenti concreti che fino ad oggi sono in larga parte mancati.

Chiediamo quindi che le istituzioni e le autorità preposte garantiscano massima attenzione al fenomeno, affinché il riconoscimento della oggettiva presenza mafiosa in regione e la presa di coscienza dei suoi pericoli per la vita di imprenditori e cittadini, siano supportati da efficaci azioni di tutela e salvaguardia della comunità.

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