Vetto, Legambiente replica a Fabio Filippi: “Anacronistici? Serve una visione complessiva dello sviluppo territoriale, non risposte vecchie di 50 anni”
Legambiente Emilia-Romagna risponde alle considerazioni di Forza Italia. “DOCFAP sommerso da osservazioni tecniche rilevanti, preconcette sono le posizioni a favore dell’opera”
Lo sviluppo territoriale del territorio reggiano non passa dal progetto della diga di Vetto attualmente in discussione. Ne è convinta Legambiente, che replica così alle considerazioni di Fabio Filippi, consigliere regionale di Forza Italia, che ha attaccato l’associazione per la posizione contraria alla realizzazione del grande invaso.
“Al di là della polemica gratuita nei confronti dell’associazione, che rispediamo senza problemi al partito di chi ci attacca, resta un punto cruciale emerso dal dibattito pubblico sul Documento di Fattibilità delle Alternative per la realizzazione dell’invaso”, risponde Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia Romagna. “Il DOCFAP sorvola su numerosissimi elementi di criticità, emersi dall’analisi non solo delle associazioni ambientaliste, ma soprattutto di Enti pubblici e professionisti. È sufficiente leggere i contributi forniti dalla Regione, dall’Autorità di Bacino, dagli ordini di agrotecnici, agronomi, forestali e geologi e da altri enti pubblici per comprendere la portata delle obiezioni tecniche rispetto al progetto: non si tratta di ‘infastidire’ cittadini o agricoltori, come siamo stati accusati di fare, ma di prendere atto delle criticità esistenti, dinanzi alle quali occorrono analisi serie e verifiche di fattibilità.”
“La posizione di chi è favorevole al grande invaso appare invece pregiudiziale”, sottolinea Ferraresi. “Invece di sostenere la realizzazione immediata di interventi a più basso costo e impatto, che avrebbero il pregio di alleviare da subito una parte dei problemi esistenti, si continua a invocare (da decenni, peraltro) un’opera mastodontica dalle caratteristiche ancora confuse, dagli impatti elevati e dai costi altrettanto significativi.”
“Da abbandonare immediatamente”, conclude Ferraresi, “è la polemica tra territori: cittadini di montagna, pianura, città e coste sono parimenti titolati ad intervenire in merito alle grandi trasformazioni che alterano le caratteristiche dei bacini fluviali, e quindi il ciclo dell’acqua. Il governo della risorsa idrica richiede un confronto tra esigenze diverse e limiti naturali del territorio e dei fiumi stessi. Chi ignora questa complessità e si intesta la rappresentanza di una sola parte della collettività, come quella montana, delegittimando il resto delle comunità che vivono lungo un fiume o all’interno di un bacino, commette un errore madornale.”
